“One-two-three, one-two-three – in coro, vai! - Gianna, Gianna, Gianna sosteneva, tesi e illusioni... tarattattatarattattatararara... Gianna non perdeva neanche un minuto, per fare l'amore... tarattattatarattattatararara...” Si... scusate. Mi sono fatto prendere un po' la mano, ma comunque... che tempi quelli, eh? Si, voglio dire l'epoca della grande Contestazione, delle assemblee agli angoli delle strade, delle radio libere, delle grandi mobilitazioni di piazza e dei grandi raduni, di quello spirito di appartenenza e di gruppo che - altri potranno dire quello che vogliono - ma traspirava dai volti. Dio mio! - che cosa meravigliosa!. E poi c'era - c'era veramente chi come Gianna sognava un mondo diverso, e anche se non proprio "fatto di sesso”, almeno più giusto e più libero. Già!... che tempi quelli. E oggi? perché oggi nel nostro mondo così evoluto non sogna più nessuno?. Da quando cambiare il mondo - da difficile – è diventato impossibile? Dirò una cosa banale. Al tempo della contestazione studentesca si leggeva molto più di adesso. Non che tutti capissero perfettamente al dettaglio la Protesta - forse pochi. Non che tutti avessero inteso fino in fondo Marx o il socialismo, ma sta di fatto che in una quotidianità (praticamente) senza TV, senza PC, senza I-POD e senza molto altro, qualche pagina di un buon libro non doveva sembrare affatto male. Leggere è fondamentale. La cultura, lo è. Ed è importantissima non per qualche alta virtù o principio morale, ma semplicemente per il fatto che noi - noi stessi - siamo importantissimi. Con questo voglio dire che credo che il genere umano abbia in realtà sviscerato nei secoli una quantità di idee, pensieri e teorie di incredibile valore, e perciò molte delle risposte che cerchiamo sono li, esattamente li, nei libri. Bene!. Ciò detto, andrò a raccontarvi nientemeno, proprio di un libro. Ma questo non è un libro normale. Avete visto prima il testo della canzone di Rino Gaetano – Gianna, che tutti conoscono. Beh!, il libro di cui parleremo è – potremmo dire – quello che animava le idee di Gianna, di chi era come lei, e in generale della stragrande maggioranza degli studenti americani ed europei che parteciparono al Sessantotto. Eros e Civiltà, scritto da Herbert Marcuse, uno dei guru dell'epoca sessantottina, era un libro che sicuramente spiccava per scelta argomentativa, ma che piaceva anche perché affrontava il problema sociale non solo politicamente, in termini di strutture e istituzioni (come la vecchia tradizione socialista), ma anche considerando l'individuo, la sua singola esistenza, la sua psiche e in special modo la sua vita sessuale. Senti, senti, senti... cosa odono le mie orecchie... SESSO! E quale argomento migliore, per attirare l'attenzione di un giovane?. Ma a parte gli scherzi, qui la cosa diventa veramente seria. La teoria del libro è pressappoco questa: Freud ci ha detto che i nostri istinti animali di base sono due. Uno respingente, l'istinto di morte - l'aggressività. L'altro attraente, l'istinto di vita - l'Eros. Bene!, ora sappiamo che tali istinti sono pienamente e liberamente agenti solo finché l'Uomo è ancora nello stato "animale". Cosicché, quando egli – per così dire – entra nella Civiltà, è costretto a far scontrare questi suoi istinti con quello che si chiama il principio di realtà – ovvero la vita razionale, sociale. L'animale diviene Uomo, ma coi vantaggi acquisiti dalla cultura e dal vivere in comunità, deve assumersi un carico di duro lavoro affinché egli si possa sfamare. La lotta per l'esistenza – è chiaro - la faceva anche prima da animale, ma ora ha "scelto" di vivere in maniera organizzata, nella Civiltà, e il centro della propria vita è divenuto il lavoro. Risulta normale, quindi, come in queste condizioni gli istinti aggressivi - ma in special modo quelli sessuali - non possano “esplodere” liberamente. Il soggetto, divenuto sociale – diciamo così - non si può più permettere simili cose. La sua vita ora è regolata dal principio della prestazione. Do ut des - è la società che funziona in questo modo. E quanto ai vecchi istinti animali, accade che l'aggressività finisca per scatenarsi per lo più sulla natura e sulle cose, mentre la sessualità quasi interamente col proprio coniuge nel rapporto di coppia, ma solo in determinati momenti e mai del tutto liberamente. E' per il funzionamento e la salvaguardia stessa del sistema sociale che gli istinti vengono quindi repressi e sublimati, e le energie psichiche accuratamente deviate. E l'autore ci spiega come ciò non sia un fatto negativo – tutt'altro – è invece necessario, ma solo in parte. Se infatti Freud aveva giustamente notato come la Civiltà si fondasse proprio sulla repressione della sessualità, ad ogni modo - ribatterà Marcuse - egli stava parlando di una civiltà come di un principio di realtà fisso, dove la durezza del lavoro rappresentava una variabile immutabile nel tempo - mentre invece al contrario essa è storicamente determinata e ampiamente variabile. Taglio corto - è chiaro che se (come oggi) si spende metà della propria vita in lavori tediosi e usuranti, mentre l'altra metà del tempo viene passato dentro un abitacolo, o dentro un capannone o davanti a una scatola, come faranno a fiorire i miei genuini istinti? La ricerca del piacere prenderà altre strade - la maggioranza delle quali dirette alla stessa meta - ma che allungheranno a dismiura il tragitto, frustrando le nostre naturali ambizioni e rendendoci infelici. Perché sì, è di felicità che si sta parlando. Forse non l'unica, non la più grande – ma felicità, naturale felicità. E non c'è niente di strano in tutto questo: è la nostra biologia che parla. Questa è la nostra volontà più certa e antica – rimossa dalla coscienza – ma costantemente agente dentro di noi. Per riassumere, dunque - il fatto è questo. Mettiamo di fermare un attimo il mondo. Pensiamo. Se noi - in termini ipotetici - grazie alla tecnologia possiamo (già da molti anni) soddisfare tutti i nostri bisogni primari (e forse qualcosa in più) lavorando - non so - solo due o tre ore al giorno ciascuno (e tendenzialmente anche meno). Se poi – altro punto - il problema della soddisfazione sessuale rappresenta una parte così importante per il nostro vivere. Se i tabù sessuali non sono che il frutto della convenzione morale - una delle tante possibili - e quindi si scontrano coi veri desideri che ogni essere umano ha naturalmente dentro di se... se è vero tutto questo, perché? perché non possiamo cambiare il nostro modo di vivere, il nostro mondo – qui, e ora...? Quanti di voi sarebbero disposti ad abbandonare gran parte delle loro ricchezze materiali, per iniziare una vita nuova - forse sì, più povera e frugale – ma incredibilmente vera, e che stimoli il gioco e promuova la sessualità, il piacere estetico e lo sviluppo della fantasia e della creatività? ...Io lo so che state pensando ...un'altra utopia. beh!, avete ragione, sapete...? esattamente u-t-o-p-i-a, niente di più di una parola. Ma la realtà supera di gran lunga i segni convenzionali. Eros e Civiltà è il tentativo di rinobilitare la carne: i sensi e le passioni umane. E' forse il cuore che vuole ribellarsi alla ragione. Forse, è la promessa di un risveglio dell'Uomo. Di sicuro, è una possibilità - esatto, una tra le tante possibili - ma più concreta e meno irrealizzabile di altre. Fattibile e auspicabile. Perciò, sapete cosa penso? qual'è il problema fondamentale? Ve lo voglio dire con le parole di Marcuse:
"[se parliamo dell'attuale disumanizzazione imboccata dalla civiltà e dalla cultura di massa] ...ciò che appare regressivo non è [soltanto] la meccanizzazione né la standardizzazione, ma il loro potere limitante; non il coordinamento universale, ma il suo camuffamento sotto false libertà, false facoltà di scelta e false individualità. L'alto tenore di vita nel settore delle grandi organizzazioni [che sono le nostre società] è restrittivo in un senso sociologico concreto: i beni e i servizi comperati dagli individui, controllano i loro bisogni e pietrificano le loro facoltà. In cambio delle merci che arricchiscono la propria vita, gli individui non vendono soltanto il loro lavoro ma anche le loro ore libere. Il migliorato tenore di vita è viziato dal controllo che invade tutta la vita. La gente alloggia in concentrazioni di appartamenti, e possiede automobili private con le quali non può fuggire in un mondo diverso. Si possiedono enormi frigoriferi carichi di cibi congelati. Si comprano dozzine di giornali e di riviste che divulgano tutte gli stessi ideali. Tutti hanno innumerevoli scelte, innumerevoli marchi di fabbrica, che sono tutte della stessa qualità e li tengono occupati e fanno divergere la loro attenzione da quella che dovrebbe essere l'unica vera conclusione: rendersi conto che potrebbero lavorare meno e determinare i loro bisogni e le loro soddisfazioni da sé."

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